Il tema

INTRODUZIONE: LE 4 QUESTIONI DELL’ECONOMIA ECOLOGICA
da: Di Stefano Lepratti, Economia innovatrice (Edizioni Ambiente, maggio 2016)

Per introdurre un tema complesso come quello della conversione ecologica dell’economia, gli autori ritengono utile porre in premessa le 4 questioni principali intorno a cui si sviluppa il testo.
Per “questione” si intende un argomento che si presenta sotto forma di problema aperto e sul quale gli autori presentano un proprio punto di vista.

Questione 1. La necessità della circolarità sistemica
La circolarità propria dei cicli ecologici (risorsa – rifiuto – risorsa…) è un principio sano a cui ispirare tutta l’economia, e in particolare:
• l’economia “reale” (minimizzando i rifiuti e gli inquinanti anche attraverso un loro riuso come risorse – ad es. i fondi del caffè che servono a produrre funghi);
• l’economia finanziaria (minimizzando i meccanismi che creano speculazioni e e facendo circolare la finanza verso usi produttivi)
• i meccanismi distributivi (ad esempio riducendo gli scarti nel consumo e favorendo la circolazione/migliore allocazione di ogni forma di potenziale “eccedenza”: disoccupati disponibili a impiegare la propria capacità lavorativa, risorse inutili per alcuni e utili per altri…)

Questione 2. Produrre valore: il rapporto tra ecologia e lavoro
Il tema del mantenimento del posto di lavoro è stato spesso posto in contrapposizione con il tema ambientale. Nella realtà i due termini non sono antitetici: per produrre ricchezza occorre trasformare la natura attraverso un lavoro. Diminuire (e qualificare) la quota di energia e materia impiegata, a favore di una quota di lavoro più evoluto permetterebbe di produrre più valore economico con minore impatto ecologico e con ricadute positive sull’occupazione.

Questione 3. Ecologia ed industria, una relazione necessaria
L’industria e i suoi prodotti finora sono stati la principale fonte di inquinamento per il pianeta. Ma l’industria è anche l’unico soggetto in grado di produrre su vasta scala mezzi di mobilità sostenibile, mezzi per la raccolta differenziata, mezzi ecologici per la distribuzione (e in parte per la produzione) dei frutti di un’agricoltura biologica, mezzi per produrre materiali meno dannosi per l’ambiente, mezzi per produrre energia con le fonti rinnovabili, mezzi per misurare e risparmiare energia… Il passaggio ad un’economia ecologica ha come soggetto fondamentale un’industria capace di processi ambientalmente puliti e di riorientare la sua produzione in senso ecologico.

Questione 4. Il ruolo dello Stato
La conversione ecologica dell’economia è un processo enorme di trasformazione della produzione da un modo di funzionare ad un altro, non è la semplice diffusione di singole pratiche virtuose (per quanto utili). Dai tempi della rivoluzione ottocentesca nei trasporti queste trasformazioni storiche hanno sempre avuto bisogno del ruolo dei grandi enti pubblici per favorirli e rafforzarli. Lo Stato è quindi il secondo soggetto fondamentale del cambiamento: le sue pianificazioni, politiche, strategie, regole, tassazioni etc. sono gli strumenti per indirizzare l’industria verso un cammino che altrimenti non le converrebbe perseguire. E solo l’ente pubblico può predisporre i mezzi a scala adeguata per un’equa distribuzione sociale dei benefici dell’economia ecologica, completando il dispiegamento della circolarità sistemica.

[1]  Nelle vulgate l’economia viene spesso divisa in due categorie: l’economia reale (ossia quella legata alla produzione di beni e servizi concreti) e l’economia finanziaria (legata allo scambio di titoli cartacei – a volte con fini di credito all’economia reale, a volte con fini di pura speculazione.